da Vita Trentina del 20 aprile 97
recensione di Fulvio Gardumi
"Come uno scialle"
La prima volta che ho scoperto la vena poetica di Alberto
Sighele, insegnante di inglese a Rovereto, già corrispondente di
Vita Trentina negli anni '70 e '80, oggi consigliere comunale
della Città della Quercia, è stato in una situazione di forte
tensione.
E' stato durante la guerra del Golfo, nel febbraio del 1991,
quando un gruppo di pacifisti aveva bloccato alla stazione di
Trento un convoglio militare che trasportava mezzi bellici
destinati al fronte.
Durante il parapiglia con la polizia, Alberto Sighele, che si era
sdraiato sui binari, aveva recitato sereno ai poliziotti una
poesia. Era una sorta di provocazione non-violenta, che aveva
sorpreso un po' tutti.
Di recente Alberto Sighele ha presentato in Consiglio Comunale
una mozione in versi. Tra il 1991 ed oggi il
professore-consigliere pacifista e poeta ha composto un'infinità
di poesie, tanto che spinto da sempre più numerosi amici, ha
deciso di dare alle stampe un libro.
E' nata così la pubblicazione "Come uno scialle", una
raccolta di sessanta poesie, scritte tra il 90 e il 96. L'impegno
pacifista dell'autore emerge in numerose liriche, dove lo spunto
parte spesso da immagini drammatiche trasmesse dalla tv o viste
sui giornali : da questi flash nascono emozioni e riflessioni
sofferte sulla sorte di donne o bambini della Bosnia, dell'Iraq,
della Palestina. Drammi di violenza che ispirano commozione e
partecipazione, ma anche rifiuto della guerra e di ogni violenza.
Ma non c'è solo l'impegno civile nei versi di Sighele : c'è
anche una vena insospettata, tenera ed intimistica : versi
d'amore che creano immagini lievi e coinvolgenti, allusioni e
abbandoni, richiami a piante ed animali, architetture e paesaggi,
atmosfere e fantasie.
Le poesie di Sighele nascono spesso da una parola, da
un'immagine, da un gesto, da un quadro, da un'impressione :
attorno a queste parole fioriscono altre immagini, giochi di
parole, di rimandi, di richiami, con rime che compaiono
improvvise ed inaspettate, sorprendono il lettore, animano il
verso di una musicalità interna, ora allegra ora sofferta.
La copertina del libro raffigura un quadro di Monica Pendlebury e
Angelo Bertucci, intitolato "La città delle trecento
moschee. Sighele ha dedicato al quadro una poesia conclusiva, che
è una sorta di manifesto poetico e allo stesso tempo un grazie
agli amici pittori.
Il dado è tratto. Sighele ha dato prova di grande abilità e di
notevole verve poetica. Ora lo attendiamo a nuove prove, che,
siamo sicuri, non mancheranno.